Autore:  Mons. J. Maritano Data documento:  19/08/1988
Titolo:  Quanti ricordi, mio Dio, di quel 1944!

 RICORDI DI UN VESCOVO MISSIONARIO

Ricordi del Vescovo Missionario del P.I.M.E
Mons. Giuseppe (José) Maritano
(BELEM PA – Brasile)

Testo integrale
(Parte della lettera fu pubblicata nel settembre 1994)

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Sao Jorge, 19 Agosto 1988

Carissimo Padre Mauro,

Non so come ringraziarti del bellissimo regalo che mi hai fatto inviandomi il libro delle apparizioni di Ghiaie di Bonate.

Quanti ricordi, mio Dio! Non ti so dire che cosa il libro “Le apparizioni di Bonate”, ha prodotto in me! So che mi sento mezzo turbato e pieno di gioia allo stesso tempo, senza saper dire perché. Ti mando queste foto che ho fatto io stesso a Ghiaie anche nel giorno della Prima Comunione della Adelaide e ti racconto qualche episodio mio delle Ghiaie.
Cose da nulla, senza dubbio, che a me servono per farmi ricordare dei giorni e delle ore in cui mi piaceva di essere vicino assai a qualche cosa di soprannaturale che si faceva toccare con mano. Era come se si spaccasse il cielo e lasciasse sentire qualche cosa di Paradiso mescolato colla franchigia del mondo.

Quel giorno accanto a me sul balcone della casa di Adelaide, c’era un Fratello del P.I.M.E.; non ricordo chi era. Tutti sentivamo una voglia matta di fare domande alla bambina. Anch’io ne feci una; più che la domanda mi rimase impressa la risposta che la piccola mi diede. Io le domandai se la Madonna era più contenta quando c’era poca gente o quando che c’era molta. Adelaide mi guardò in faccia stupita, e mi rispose candidamente: «So mia me!» (lo so mica io!). Quel «so mia me» mi è rimasto così impresso come segno della semplicità sincera e schietta della Adelaide, che non avrebbe mai inventato quello che non sapeva.

In quei giorni era impressionante sentire «Le notti che pregavano (!)», cioè sentire echeggiare per la notte i canti alla Madonna per le strade dei dintorni, senza preoccupazioni per bombardamenti o rappresaglie. Erano carri e barrocci di gente che ritornava dalle Ghiaie felici, perché avevano sentito la presenza della Madonna. Una Madonna così semplice e buona che parlava dialetto bergamasco. Rileggendo adesso le parole che diceva alla sua piccola Adelaide, mi pare di sentirla rimproverare Gesù quando lo incontrò nel Tempio.
In quell’epoca io ero vicerettore del Seminario teologico del P.I.M.E. sfollato alla Grugnana. Dopo pranzo, mentre i teologi facevano il riposo, io prendevo la bicicletta e la corona del rosario e correvo alle Ghiaie e ritornavo in fretta.
Al sabato e alla domenica andavo a Bernareggio ad aiutare in parrocchia e là non si parlava di altro che della Madonna di Bonate. Tutti ci andavano e ritornavano felici. C’erano anche quelli che non ci credevano, ma quando ci andavano ne ritornavano profondamente impressionati. So che anch’io a volte rimanevo senza saper che cosa pensare, perché io non sono molto a favore delle apparizioni, ma c’erano delle cose che non erano nella normalità e che sembravano proprio manifestazioni della presenza della Santa Madonna. E alla Madonna di bene io ne ho sempre voluto molto e gliene voglio assai, nonostante la mia miseria che Lei conosce molto bene e sopporta con tanto amore.

Varie volte andai alle Ghiaie ad aiutare per le confessioni.
Non ricordo bene se era in occasione della Prima Comunione di Adelaide, ma mi pare di si, perché c’era molta incertezza se la Madonna sarebbe venuta o no. Ricordo che quel giorno aveva piovuto molto e il posto delle apparizioni era tutto pozzanghere. Preoccupazione quindi per la folla enorme che il giorno dopo certamente sarebbe venuta.
In una pausa tra un periodo di confessioni e l’altro, andai anch’io sul posto durante la giornata, in un’ora in cui non c’era nessuno, e poi rientrai in confessionale in parrocchia. Passai praticamente tutta la giornata confessando; uscii alle undici di notte per dire il Breviario e rientrai in confessionale. Era forse la una o giù di lì dopo mezza notte, quando mi accorsi che stavo sonnecchiando, perché mi sorpresi a dire ad un penitente: «Per penitenza bisognerebbe incanalare l’acqua dentro un tubo…». Per fortuna mi svegliai e corressi in fretta la penitenza e uscii, perché realmente non ce la facevo più. E di gente da confessare ce n’era una fila enorme ancora. E confessioni che te lo dico io ne valeva la pena! La Madonna. «sia venuta o no a farsi vedere», certamente si è fatta sentire e ha dato un forte scossone non soltanto alla gente delle Ghiaie, ma più ancora a molta gente di lontano.

Ho letto nel libro la guarigione della signora Villa. Non so se si chiamava Villa, ma so che il caso a cui ho presenziato, corrisponde esattamente a quello descritto nel libro. Voglio raccontarti un particolare che soltanto a me è noto perché fu a me che capitò. Non ricordo bene il giorno; ricordo soltanto che c’era la solita folla enorme. Forse non era neanche più tempo delle apparizioni; non ricordo. Ricordo soltanto che la folla era enorme. Lassù sul balcone c’era un Prete che diceva essere della Curia di Bergamo e invitava la gente a non esagerare, perché di miracoli non ce n’erano stati. E citava esattamente il caso della signora guarita, si diceva allora, di spondilite, la quale in un momento di entusiasmo aveva buttato via il busto, ma poi aveva dovuto rimetterlo e continuava malata. Io ero sul balcone, se ben ricordo, e scesi pensieroso. Svoltando l’angolo della casa incontrai un barroccio che stava arrivando. Chi teneva le redini del cavallo era la signora che il Prete aveva appena detto che era malata. Le domandai come stesse. Mi rispose che stava benissimo ed era venuta a ringraziare la Madonna.
Disse che aveva ripreso a lavorare nella filanda e stava benissimo. Mi pare proprio che abbia parlato della filanda. Quelle di cui sono davvero sicuro è che mi disse che stava benissimo ed era venuta a ringraziare la Madonna.

Ti assicuro, carissimo Padre Mauro, che sarei davvero felice se potessi vedere o almeno scrivere a qualcuno della famiglia di quella signora. Se ti è possibile entrare in contatto con qualcuno di loro dì che un vecchio Vescovo Missionario ora cappellano di un lebbrosario nell’Amazzonia, parla spesso della Signora guarita dalla Madonna a Ghiaie di Bonate, e desidererebbe tanto conoscere qualcuno di loro.

Un’altra cosa che penso impossibile e che sarei tanto felice di ottenere sarebbe entrare in contatto almeno epistolare con la signora Adelaide. Dico che penso impossibile perché chissà quanta gente più grande e importante di me lo desidererebbe!

Con Mons. Obert e con Padre Lozza si parlava tanto della Madonna di Bonate! Anche la Signorina Galli la ricordo bene… Insomma il libro mi ha fatto (e mi fa) rivivere un periodo che era rimasto assopito ma pur sempre vivo nel mio cuore. Ringrazia per me l’autore, e digli che preghi per me la Santa Madonna. Se lui può parlare con la Signora Adelaide le chieda preghiere per me e per la mia gente.
Noi qui di casa formiamo una famiglia «basata non sulla carne e sul sangue, ma sulla fede». Cominciamo la giornata in chiesa pregando per tutti coloro che si raccomandano alle nostre preghiere e per quelli che ci fanno del male o ci vogliono male, oltre che per i nostri amici e benefattori, è chiaro.
Concludiamo sempre la nostra preghiera dicendo alla Madonna: «Maria, figlia prediletta di Dio Padre, Mamma del Signore Gesù, Sposa e Capolavoro dello Spirito Santo, prega per noi e intercedi per noi; la nostra povera preghiera la affidiamo al tuo Cuore di Mamma e la mettiamo nelle tue mani: confidiamo in te, Maria». E poi diciamo il Rosario. Se Adelaide volesse unirsi a noi nella preghiera così, noi la mettiamo tra le persone per cui e con cui preghiamo ogni mattina. Sarei tanto lieto se fosse possibile chiederle di parlare anche di me e di noi alla Santa Madonna!

Carissimo Padre Mauro, per oggi penso basti, no?
Teniamoci sempre uniti nell’Eucaristia del Signore sotto lo sguardo della Santa Madonna nell’ideale di servire il Regno di Dio.

In Cristo e Maria

Mons. José Maritano

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Archivio generale P.I.M.E. di Roma
Pubblicato parzialmente su «Comunità di Ghiaie» n, 23 del Settembre 1994

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Allegato   Data inserimento:  19/08/1988