Autore:  A. Zorco - Il Bergamo Data documento:  21/04/2008
Titolo:  Il mistero della Fatima della Bergamasca

 RIPORTIAMO L'ARTICOLO DEL GIORNALISTA ALESSANDRO ZORCO CHE È APPARSO SUL GIORNALE "IL BERGAMO" IN DATA 21 APRILE 2008
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IL MISTERO DELLA FATIMA DELLA BERGAMASCA

Nel 1944 la madonna e la sacra Famiglia apparvero a una bambina di sette anni, Adelaide Roncalli. Sul posto arrivarono milioni di persone, ma la vicenda è rimasta sottotraccia per la strenua opposizione della Curia orobica. (Di lessando Zorco)
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Una distesa di campi e un'altura boscosa fanno da sfondo a una piccola cappella dedicata alla Madonna. Una decina di persone pregano e centinaia di ceri votivi sono accesi attorno a una grande immagine della Vergine che curiosamente porta in mano due colombe al posto del bambino Gesù. Più in là, il Torchio, un pugno di case sparse sulle sponde del fiume Brembo.
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Il caso Ustica della Chiesa è stato occultato forse per coprire il prete che prese in custodia la piccola veggente.
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Siamo a Ghiaie di Bonate, un piccolo paese della Bergamasca, teatro - nel pieno della seconda guerra mondiale - di un avvenimento soprannaturale che richiamò folle oceaniche di pellegrini: per tredici giorni, tra il 13 e il 31 maggio 1944, la Vergine apparve a una bimba di sette anni, Adelaide Roncalli. In un mese, nel piccolo centro, giunsero più di tre milioni di persone sfidando i bombardamenti. Ma nonostante la grande eco che ebbe il clamoroso avvenimento (durante le apparizioni avvennero fenomeni solari simili a quelli accaduti a Fatima e Medjugorje), il riconoscimento della vicenda, che fece scomodare persino i servizi segreti internazionali, fu inspiegabilmente ostacolato dalla Curia. Lo stesso Hitler fu talmente scosso dalle parole della bimba che ordinò alle SS di sequestrarla per tapparle la bocca. Ma furono soprattutto le alte gerarchie ecclesiastiche ad osteggiare l'apparizione. Probabilmente per motivi legati alla figura di don Luigi Cortesi, il sacerdote che prese in custodia la bambina dopo le apparizioni. Professore del Seminario di Bergamo, don Cortesi - come è testimoniato dai suoi scritti - sottopose la piccola Adelaide a durissime prove tormentandola fino ad estorcerle una dichiarazione in cui ritrattava tutto. Un documento che inevitabilmente pesò come un macigno sul successivo giudizio del tribunale ecclesiastico di Bergamo, un processo "farsa" nei confronti di una bambina, concluso nel '48, con un documento che sospendeva il giudizio sulle apparizioni. Insomma, dietro la “Fatima della bergamasca” (anche la veggente Lucia predisse a Pio XII nel febbraio 1944 l'imminente apparizione della Madonna a una bambina in Italia) ci sono tanti scandali, finora taciuti. Tra le persone che si battono per fare luce sul "fenomeno Ghiaie" c'è il professor Alberto Lombardoni. Docente di lingue e letteratura francese e autore, Lombardoni ha scovato migliaia di documenti (in gran parte contenuti nel suo sito Internet dedicato alla Madonne delle Ghiaie) trovando molte crepe nella ricostruzione ufficiale degli eventi del 1944.
Oggi, a distanza di oltre sessant'anni, i fedeli attendono dalla Chiesa un segno. A ricordare le apparizioni c'è solo la piccola cappella dove ogni giorno centinaia di persone ripongono nelle cassette laute offerte che la pur scettica chiesa locale puntualmente riscuote. E qui ogni tanto viene in incognito Adelaide, oggi moglie e madre dopo una vita di tormenti. Nel 1989 la veggente ha ribadito davanti ad un notaio che è assolutamente convinta delle apparizioni. Da allora ha scelto la via del silenzio. Un silenzio che le fa onore e non fa che rendere ancor più credibile la sua vicenda.


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Il caso:
Dopo le suppliche al Vaticano una pellicola cerca la verità sui fatti del '44

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La Madonna a Ghiaie di Bonate
Il film arriva da Benedetto XVI

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Oggi la prima a Roma con l'obiettivo di riaprire il caso dopo sessanta-quattro anni di silenzio

Alessandro Zorco
alessandro.zorco@epolis.sm

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Dopo sessantaquattro anni di silenzi e misteri sulle apparizioni avvenute nel maggio 1944 a Ghiaie di Bonate, qualcosa si muove per far venire alla luce la verità su quella che è stata da molti definita la Fatima della bergamasca o la “Ustica” della Chiesa cattolica. Dopo migliaia di cartoline di supplica arrivate a Giovanni Paolo II e tanti interventi degli studiosi che in questi ultimi anni si sono rivolti anche a Papa Benedetto XVI, la storia delle 13 apparizioni della Madonna e della Sacra Famiglia alla piccola Adelaide Roncalli - finora sempre negate dalla Curia di Bergamo - arriva sul grande schermo. Il film “Ghiaie” - che verrà presentato oggi in anteprima alla Casa del Cinema di Roma in attesa di essere distribuito a maggio (il mese della Madonna) in tutta Italia - è una di quelle pellicole destinate a far discutere. L'obiettivo dei produttori - che hanno inviato un mese fa una parte del film al Papa - è quello di contribuire alla riapertura del giudizio ecclesiastico sulle apparizioni (il 30 aprile 1948 il Tribunale ecclesiastico di Bergamo sospese il suo giudizio sulla vicenda) e fare chiarezza su una storia dai contorni ancora troppo oscuri.

Particolarmente controversa è la figura di don Luigi Cortesi, il sacerdote incaricato dal vescovo di Bergamo di indagare sui fatti di Ghiaie, che - secondo alcuni studiosi (tesi riportata nel film) - avrebbe esercitato sulla piccola pesanti pressioni psicologiche che nel maggio del 45 la indussero a negare per iscritto le apparizioni di cui riaffermò la veridicità negli anni successivi. Apparizioni che - nonostante l'atteggiamento sempre ostile della Chiesa locale - nascondono un messaggio oggi quanto mai attuale. «Nei 13 messaggi ricevuti dalla bambina durante le apparizioni - ha spiegato il produttore del progetto, Fabio Corsaro - c'erano chiari riferimenti contro l’aborto e il divorzio. Se la Chiesa non avesse da subito rifiutato ciò che è successo a Ghiaie di Bonate, magari le scelte di questo Paese sarebbero state diverse. In ogni caso - ha precisato Corsaro - noi non c'entriamo niente con recenti formazioni politiche come la lista di Giuliano Ferrara». Della realizzazione della pellicola è stata informata anche la protagonista di questa clamorosa vicenda. Oggi, a settantuno anni, Adelaide Roncalli (lontana nipote di Papa Giovanni XXIII) non ha nessuna intenzione di tornare al centro dell'attenzione. Ma non è escluso che ora la Chiesa possa ritornare sui suoi passi e riaprire finalmente il caso Ghiaie.

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LA PRODUZIONE
Diretto da un missionario
50 attori non professionisti
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Un film sulla vicenda di Ghiaie – autoprodotto dalla fondazione Sainte Croix onlus di volontariato laico missionario cattolico – è stato girato in tre mesi con un cast di 50 attori non protagonisti. La pellicola, è stata scritta da QvQ pseudonimo di F.C., missionario e membro di Sainte Croix. Ma, come spiega il delegato della fondazione e produttore del progetto, con la Fiori di Sambuco Film, Fabio Corsaro, il misterioso regista non vuole apparire e non sarà neppure alla presentazione a Roma.


Sito web:  - E-mail:  alessandro.zorco@epolis.sm
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